Due mesi dopo la salita al Resegone, approfittando dell’assenza delle due bimbe in vacanza dai nonni, decidiamo di regalarci una gita in quota. La scelta cade sul rifugio Benigni da Cusio: due ore per 700m di dislivello: fattibile anche senza allenamento. Ma la sorpresa e’ dietro l’angolo: poco fuori Cusio, lungo la strada che sale ai piani dell’Avaro, incontriamo le indicazioni per l’agriturismo Ferdi in Val d’Inferno. L’idea ci solletica. Un bel giro ad anello passando a gustare qualche delizia d’alpeggio e’ proprio quel che ci vuole per una giornata da ricordare. Lasciata la macchina al solito tornante saliamo tranquillamente verso il rifugio.
Dudu nello zainetto ci assilla con mille richieste: pello (cappello), puccio (il cappuccio dello zainetto), goffe (il golf per quando ha freddo), acqua, ca(l)do, puia (paura di qualsiasi cosa, dalla marmotta al burrone). Dopo aver perso il cappello tranquillizza la madre con “fa niente dai mamma calma”. Mitico. Lungo il percorso incontriamo numerose lingue di neve, alcune anche da un metro e mezzo di spessore. Riscaldamento globale… mah.
Al rifugio (2222m) chiediamo informazioni sulla strada e dopo un’oretta di sosta ripartiamo lungo il sentiero 101. Passata la bocchetta di Val Pianella (2224m) procediamo in salita fino a raggiungere la cima di Giarolo (2314m) che ci ricompensa con una bellissima vista sulla Val Gerola. Riprendiamo in discesa lungo un canalone che infine ci porta alla testa della Val D’Inferno (1,5 ore dal Benigni).
Dopo un pediluvio ristoratore puntiamo decisi al Ferdi (1 ora) e qui tra una torta e l’altra ci informiamo sul ritorno. Le possibilità sono due. La prima e’ quella di seguire la strada sterrata fino al bivio per le Cinque Vie, salire alla Casera del Valletto (400m di dislivello, 1.20 h) e ritornare dal sentiero dell’andata. La seconda e’ quella di seguire tutta la strada sterrata verso sinistra, ignorando le deviazioni per Ornica per arrivare sopra Cusio lungo la strada dell’Avaro (1,5 ore, 200m di dislivello). Scegliamo questa seconda pur sapendo che senza passaggio in auto mi toccherà poi risalire altri 300m su strada per riprendere la macchina. Ma ho fiducia e faccio bene: al primo tentativo di autostop vengo prelevato da un autoctono di Olmo. Grazie, ero proprio morto! Sette ore con Dudu sulle spalle si sentono. Ma siamo agli sgoccioli: l’anno prossimo camminerà anche lui.