Compleanno della Isa oggi. La portiamo all’Adventure Park di Colfosco per fare i percorsi sugli alberi. Dopo le veloci istruzioni della guida, partiamo Isa, Nico ed io per il giro di addestramento. Nico sembra soffrire le vertigini e da’ forfeit. Isa invece dimostra subito di apprezzare.
Completiamo il livello base verde e ci prenotiamo per quello blu. Ma intanto anche la piccola si e’ fatta coraggio ed anche lei si butta all’avventura. Adesso manca solo la mamma !
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Un compleanno in ‘quota’
Cima Dodici alias Zwischenkofel alias Crap Das Doscel
Dopo la sfacchinata di ieri, ci svegliamo alle nove, tardi per qualsiasi gita che preveda lunghi spostamenti in auto. Ma la giornata e’ troppo bella per rinunciare. La soluzione e’ davanti a noi: Cima Dodici, Crap Das Dodlesc per i ladini.
Saliamo in macchina sulla strada forestale fino a quota 1600m, in corrispondenza del sentiero n.9 che la incrocia. Da qui sono quasi 800m di dislivello. Prendiamo subito il sentiero che ci porta in quota tra i boschi della valle di Antersasch. Usciti dagli alberi, ci troviamo in mezzo ai bastioni del Puez: roccia, ghiaioni e prati sul fondovalle. Arrivati alla sella davanti alla malga Antersasch, quota 2050, si svolta a destra lungo un sentiero che per prati giunge prima ad una forcella con vista ‘terrificante’ sulle pareti di roccia verticali del lato nord ed infine alla croce (2384m), sostituita a giugno di quest’anno.
La vetta lascia il segno: anche le bimbe concordano che e’ la piu’ bella gita di questa vacanza. Vista a tuttotondo su Puez, Putia, Sasso della Croce; in lontananza le montagne innevate austriache. Da qualche parte ci sara’ anche il Grossglockner… a riconoscerlo!
Al rifugio Lagazuoi
Tempo spettacolare questa mattina. Partiamo alla volta del rifugio Lagazuoi da Capanna Alpina sopra Armentarola. Con noi ci sono un amico di Isabella, i suoi genitori e loro amici (di Villa D’Alme’… il mondo e’ piccolo).
In quaranta minuti siamo al rifugio Scotoni. Una sosta veloce e si riparte. Ci vogliono ancora tre ore per arrivare a destinazione. La ricompensa pero’ e’ notevole: dal rifugio la vista spazia dall’Antelao alle Tofane passando per la Marmolada e il pizzo Boe’ . Un sacco di gente ha preso la scorciatoia della funivia. E’ tempo di pranzare.
Torniamo dalla forcella di Salares: nuovo sentiero, nuovi scenari. Gita fantastica. I bambini si sono sciroppati 1050 metri di dislivello e 7 ore di cammino. Siamo pronti per il Grignone.
A zonzo per le valli
Nuova giornata di riposo ieri. Sveglia alle sette. E’ ferragosto ed e’ tradizione ché i bambini portino sotto l’altare cesti di fiori da benedire. La nostra padrona di casa, sempre gentilissima, ne ha preparato uno anche per Isa e Nico.
Nel pomeriggio partiamo alla scoperta di nuovi posti. Visitiamo la valle di Anterselva con il bellissimo lago verde. Qui non siamo piu’ nelle Dolomiti e si vede: le montagne sono completamente diverse da quelle alle quali siamo ormai abituati. Il passo di Stalle porta in Austria ma la strada e’ talmente stretta che un semaforo detta il transito alternato: un quarto d’ora ogni ora per parte: rinunciamo.
La val Casies da Monguelfo e’ verde ed ampia dai contorni dolci e dalle strutture lussuose. Peccato che anche qui non siamo nelle Dolomiti e si vede. In ogni caso S.Maddalena e’ a venti minuti da Monguelfo. In serata un tempo da lupi porta la neve sopra i 2600m.
Al Puez
Dopo due giorni di intenso riposo, riprendiamo il pullmann da Colfosco, dove lasciamo la macchina, per dirigerci al passo Gardena. Gita lunga oggi: il rifugio Puez e’ a tre ore di cammino. Roberta parte subito in quarta: superiamo la solita fila di turisti che questa volta e’ piu’ lunga del solito.
Qui e’ necessaria una digressione. Mia moglie si dopa. All’inizio non ci facevo caso. Poi i suoi risultati sempre più’ brillanti mi hanno fatto sospettare. E ha confessato. Lei dice che il paracetamolo le serve per il mal di schiena, ma la verita’ e’ che lo ingurgita in quantita’ smodate anche prima di nuotare (ha infatti ripetuto l’ultimo tempo da record di Phelps). Probabilmente sentira’ il clima olimpico. Fine della digressione.
Il sentiero non e’ la solita autostrada. Sale prima tra bastioni rocciosi per sbucare al passo di Crespeina e poi un lungo saliscendi su un altopiano ci porta al rifugio Puez, 2475m. Fa un freddo cane. Dentro e’ stracolmo di gente. Qui occorre una seconda digressione.
E’ ormai il terzo rifugio che visitiamo, dove il self-service ha sostituito il servizio al tavolo. O sono a corto di personale o… Il problema e’ che quando c’e’ tanta gente, diventa un incubo. Molti infatti rinunciano. Fine della seconda digressione.
Dopo un’ora comunque riusciamo a mangiare (meglio gli affettati della pasta!).
Dudu intanto ha buttato per terra l’intero contenuto dello zaino e non essendoci nient’altro, frigna. Tempo di tornare.
Una giornata di riposo
Finalmente un cielo nuvoloso ci costringe al riposo. Alle bimbe abbiamo promesso un giro al parco giochi di S.Martino.
Dopo aver vestito il pupo come una bambola, Nico e’ soddisfatta.
Il parco giochi si trova in un bosco con un torrente. Le bimbe si scatenano subito. Dudu pensieroso le guarda e pensa che e’ ancora presto per fare quei giochi. Poi si lascia convincere e….chi lo stacca piu’ dallo scivolo ?
Prima di pranzo troviamo il tempo di visitare anche il museo ladino di S.Martino nel bellissimo castello che domina il paese. Veramente ricco e ben organizzato. Io con Dudu lo giro tutto in tempo da record. Robi e le bimbe lo perlustrano in lungo ed in largo senza tralasciare nulla. Nel frattempo il piccolo si trastulla con una mela del giardino.
Al passo Limo
Ennesima bella giornata: andiamo ad esplorare la valle di S.Vigilio in Marebbe. Dal paese saliamo in macchina tra boschi e prati. Un’enorme area pic nic. Il torrente e le zone attrezzate ci invitano ad una sosta, ma la nostra meta e’ un’altra. Lasciamo la macchina al rifugio Pederu’. Sara’ che e’ iniziata la settimana centrale di agosto, ma qui il parcheggio (a pagamento) e’ pieno. Molta gente anche per strada. Il sentiero sassoso ci porta subito in quota in mezzo a ghiaioni e pareti di roccia verticali. In due ore e un quarto siamo su al passo di Limo. Vista fantastica sulle Conturines, la. Croda Rossa e la Croda del Becco sopra il lago di Braies (ricordi Mauro? “ho seguito il suo profumo”). Al ritorno ci fermiamo al rifugio Lavarella: polenta e formaggio per tutti. Quanto mai! Ma usano le sottolette ? Dovrebbero andare a lezione da qualche rifugista bergamasco. Forse era meglio fermarsi al rifugio Fanes. Ad ogni modo siamo pronti per domani.
Alcune cose su Longiaru’
Quando siamo arrivati, il primo pensiero e’ stato “ma dove siamo finiti?”. Gia’ S.Martino e’ piccola, ma Longiaru’ e’ addirittura microscopica. Gli abitanti fanno la spesa a Brunico o a S.Vigilio. Le manifestazioni di agosto si contano sulle dita di una mano. E fino a ieri pensavano che non ci fosse neppure il parco giochi.
Salendo al Camura poi, si ha la sensazione di aver sbagliato strada: che ci fa uma macchina in mezzo ai pascoli ? Se Longiaru’ e’ ‘fuori’, il
Camura sublima il concetto: dietro di noi, quota 1600, solo prati e boschi.
Dopo uma settimana pero’, penso sia il migliore di tutti i posti che abbiamo girato. Traffico inesistente per tutta la settimana. Solo il sabato sera il parcheggio della piazza si riempie per la Messa.
Il paese, con tutte le sue frazioni, ha conservato caratteristiche e costumi difficilmente osservabili altrove. Le viles e i mulini sono ancora funzionanti. Gli autoctoni non sono ne’ italiani ne’ tedeschi. Sono e si sentono Ladini. Tra di loro parlano questa lingua che da poco tempo insegnano anche a scuola.
Il paesaggio e’ fantastico e non e’ stato rovinato da impianti di risalita (che scempio alle pendici del Sella: la Edelweisstal sopra La Villa e il
Pralongia’ sono tristi esempi). Scendendo dalla malga Vaciara, la vista delle Conturines accese dall’ultimo sole sullo sfondo di prati tagliati e boschi, riempie il cuore di gioia. Eppure i turisti sono pochi. Si trovano, meno degli altri anni comunque, solo sulle vie piu’ conosciute.
A Longiaru’ sono quasi tutti contadini e pastori. Non ci sono hotel. Il nostro padrone di casa, muratore a Colfosco, si e’ preso un mese di ‘ferie’ per fare il fieno in malga. Lo usano per le loro vacche. Tutti i giorni sveglia alle 4.30. Alle nove di sera lo sentiamo rientrare con il trattore e “devo ancora fare la farina per le galline”. Ci hanno dimostrato grande ospitalita’. Ogni sera Roberta coglie qualche verdura dal loro orto o riceve le uova per la frittata. E’ il primo agriturismo che si comporta come tale.
La casa e’ enorme: ci piacerebbe venire in inverno anche per provare la stube che arreda il soggiorno. Di sera, dal bosco, scendono tre caprioli vicino a casa. Dudu fa sempre lo stesso verso imitando il galoppare dei cavalli. Si vede pero’ che gli stanno simpatici.
Invito alla malga
Rientrati dal giro in macchina di ieri, abbiamo ricevuto un invito a pranzo su in malga dai nostri padroni di casa. Ci hanno promesso caneserli e gulasch. Tempo imbronciato: qualche sprazzo di sole e molto freddo. Il nostro termometro e’ Dudu: quando assume un colorito blu-violaceo, vuol dire che fa freschino. Risaliamo dalla valle dei mulini: un sentiero che non fa nessuno. E ci credo: in certi punti e’ cosi’ in piedi che mangi la terra. Arriviamo in anticipo di un’ora. Freddo pungente. Il sig. Pezzei mi racconta che proprio un anno fa ha nevicato in pieno agosto. Ieri ha grandinato e si sente. In baita tutto e’ ottimo: mangia anche Dudu. Ma che fatica! Non sta fermo un minuto. Rovescia di tutto e si sporca come un maialino. Il succo di sambuco pero’ gli piace. Intanto le bimbe giocano con Alfons. Dieci anni, quattro lingue. Qui tutto e’ un po’ speciale.
Tempo da lupi
Come previsto, nubi nere all’orizzonte promettono acqua tutto il giorno. Partiamo per Selva con destinazione Castelrotto. Abbiamo promesso alle bimbe una giornata di riposo e lo stinco di maiale.
Selva, si sa, e’ un postaccio come dice mia moglie. Troppo traffico: dopo Longiaru’ non siamo piu’ abituati. Dopo uno shopping veloce, scappiamo. Castelrotto ci accoglie con la sua solita tranquillita’: verdi prati e odore di stallatico. Incomparabile. Allo Schlernhex, io e Du dividiamo uno stinco di maiale: a me l’osso, a lui il resto.
Ci attende ancora Brunico. Domani si ritorna in alta quota.































